La candidata al Consiglio comunale Irene Pirotta racconta la sua esperienza di partecipazione al “processo e rogo della vecia”, una delle tradizioni più radicate e simboliche della città. Un’occasione per riflettere sull’identità di Pordenone, sulla forza dell’integrazione e sulla speranza per un futuro condiviso.
Pordenone è una città che accoglie, sorprende e sa farti sentire parte di una storia collettiva. Lo è stata per me fin dal 2009, quando sono arrivata qui e ho iniziato a costruire la mia vita in una comunità che mi ha aperto le porte con calore e fiducia.
È stato questo spirito di accoglienza che mi ha portata, nel 2021, ad avere l’onore di essere eletta per la prima volta consigliera comunale. Ed è questo stesso legame che oggi si rinnova in un gesto dal valore profondamente simbolico: la nomina nel “processo e rogo della vecia”, giunto alla sua 53esima edizione.
Una tradizione antica, partecipata e sentita, che ogni anno chiude simbolicamente i conti con ciò che non è andato, per lasciare spazio a una nuova stagione di speranza e cambiamento. Un rito collettivo che brucia i pesi del passato per dare forma al domani.
Per me, essere coinvolta in questa cerimonia è stato un segno importante. Un gesto di riconoscimento e di appartenenza, ma anche un auspicio: che da questo momento nasca una nuova pagina per la nostra città, più unita, più attenta, più giusta.
In un anno in cui Pordenone è stata nominata Capitale Italiana della Cultura per il 2027, anche queste tradizioni popolari diventano simbolo del nostro valore: una cultura viva, che non dimentica il passato ma guarda con coraggio al futuro.
Ringrazio Pordenone per ciò che continua a rappresentare per me: una comunità aperta, in cammino, capace di coniugare storia, identità e partecipazione.
Anche questo è il significato più profondo della cultura: saper riconoscere ogni cittadino come parte attiva di una città che si trasforma insieme.
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