Mentre ci prepariamo a diventare Capitale Italiana della Cultura, ci sono segnali evidenti di incuria urbana che chiedono risposte. La consigliera comunale Irene Pirotta torna a porre l’attenzione sul problema delle biciclette abbandonate nei pressi della stazione e del municipio: un segno di trascuratezza in netto contrasto con l’immagine che vogliamo offrire.
Diventare Capitale Italiana della Cultura è un onore, ma anche una responsabilità. Pordenone ha dimostrato di avere una rete culturale viva, dinamica e inclusiva. Ma basta alzare lo sguardo — o abbassarlo — per rendersi conto che c’è ancora molto da fare sul piano del decoro urbano.
È legittimo chiedersi: nel 2027, riusciremo finalmente a togliere le biciclette arrugginite che da anni fanno brutta mostra davanti alla stazione ferroviaria e al municipio, oppure continueremo a conviverci con indifferenza?
In Consiglio Comunale, durante questa consiliatura, abbiamo presentato un’interrogazione per conoscere lo stato della situazione e sollecitare un intervento dell’amministrazione. Purtroppo, la risposta è stata il silenzio.
Le uniche biciclette rimosse — e lo ricordiamo con un certo rammarico — sono state quelle parcheggiate sotto i tigli della ex Fiera, dove non davano alcun reale fastidio. In quel caso, l’intervento è stato immediato, motivato da un generico “decoro”.
Ma allora: quali sono le vere priorità?
Possiamo davvero accettare che, mentre si festeggia la conquista del titolo di Capitale della Cultura, gli accessi principali della città restino segnati da incuria, ruggine e abbandono?
Il tema non è solo estetico. È una questione di attenzione e rispetto verso i cittadini e verso chi arriva a Pordenone per la prima volta. Le biciclette abbandonate sono un simbolo: raccontano un’amministrazione che vede solo ciò che conviene vedere, e che ignora ciò che davvero pesa sul quotidiano e sulla percezione della città.
Una città che si prepara ad accogliere il mondo non può trascurare i dettagli, perché è proprio da lì che si misura la cura, la visione, l’amore per il proprio territorio.
Nel 2027 vogliamo una Pordenone bella e ordinata, non solo nei titoli, ma anche nelle strade.
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