Durante una presentazione della lista di Fratelli d’Italia, l’ex sindaco ed europarlamentare Alessandro Ciriani ha pronunciato parole gravi e divisive riguardo al progetto del “Polo Young”, affermando che chi si è opposto – e persino i suoi figli o nipoti – non dovrebbe poter accedere alla futura struttura. Una dichiarazione che ha suscitato l’indignazione del Partito Democratico, che denuncia con fermezza il carattere discriminatorio e autoritario di queste parole.
Le dichiarazioni dell’ex sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani, rilasciate sabato 22 marzo durante la presentazione di due candidati della lista di Fratelli d’Italia, lasciano sinceramente senza parole. Parlando della futura realizzazione del Polo Young, centro sportivo destinato a sorgere sull’area dell’ex Fiera di via Molinari, Ciriani ha affermato pubblicamente che chi ha protestato contro il progetto – e perfino i suoi figli e nipoti – “non dovrebbero metterci piede”, perché “darebbe fastidio che a tagliare quei nastri fossero coloro i quali hanno attaccato”.
Si tratta di affermazioni gravi, che portano alla luce i peggiori istinti di un politicante che invece di costruire ponti, divide la comunità in amici e nemici, dimenticando il senso profondo di cosa significhi amministrare nell’interesse di tutti i cittadini.
Vorremmo sapere con chiarezza: il candidato sindaco del centrodestra, Alessandro Basso, condivide questa visione della politica? È accettabile per chi si candida a guidare una città fare proprie parole che escludono i bambini da un luogo pubblico per presunte “colpe” dei genitori?
Non è solo una caduta di stile: è una dichiarazione indegna, perché colpisce proprio i più piccoli e i più indifesi. Chi ha espresso dissenso sul progetto del Polo Young, lo ha fatto civilmente, raccogliendo firme, legandosi agli alberi, partecipando a dibattiti. E ha rappresentato voci diverse, trasversali, non legate a un colore politico. Nessuna di queste voci è mai stata ascoltata. Nessuna presa in considerazione.
E oggi, in risposta, arrivano parole che suonano come intimidazioni.
Come ha giustamente sottolineato il segretario provinciale Fausto Tomasello, “queste affermazioni confermano la visione intollerante e autoritaria di chi non ammette voci critiche e si scaglia contro i più deboli, in questo caso contro i bambini. Ciriani si renda conto dell’enormità di quanto detto e chieda scusa”.
La politica non può trasformarsi in un’arena per vendette personali o ripicche ideologiche.
Chi governa, chi rappresenta le istituzioni, ha il dovere di unire, ascoltare, includere, anche – e soprattutto – chi la pensa diversamente.
Il Partito Democratico difende e difenderà sempre la libertà di espressione, il diritto al dissenso e l’accesso paritario ai beni pubblici per tutti, senza distinzioni.
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