Le osservazioni di operatori e cittadini che vivono ogni giorno le piazze di Pordenone meritano attenzione. Verde urbano, ombra, sicurezza, pulizia, socialità e cultura devono diventare elementi centrali nella progettazione degli spazi pubblici, soprattutto in vista di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027.
Le considerazioni emerse dagli operatori e da chi frequenta quotidianamente le piazze di Pordenone meritano la massima attenzione da parte dell’amministrazione comunale. Non si tratta di osservazioni astratte, ma di indicazioni fondate sul buon senso e sull’esperienza concreta di chi questi luoghi li vive ogni giorno.
Il primo tema riguarda l’ambiente urbano. Una maggiore presenza di verde, alberature e, dove possibile, interventi di depavimentazione renderebbero le piazze più fresche, accoglienti e frequentabili, soprattutto durante i mesi estivi.
Un esempio evidente è Piazza della Motta: recentemente riqualificata, ma ancora poco vivibile nelle giornate più calde proprio a causa della quasi totale assenza di zone d’ombra. La qualità di uno spazio pubblico non si misura solo dal suo aspetto estetico, ma anche dalla possibilità concreta per le persone di sostarvi, incontrarsi e attraversarlo senza disagio.
Proprio per questo desta preoccupazione il progetto previsto per Piazza del Popolo. Da quanto presentato finora, il rischio è quello di realizzare una grande spianata di cemento, priva di alberature significative, nonostante un investimento pubblico di ben 2,5 milioni di euro.
Chiediamo quindi all’amministrazione comunale di riconsiderare il progetto prima della sua realizzazione, introducendo soluzioni capaci di aumentare la presenza del verde e migliorare la qualità climatica e urbana della piazza. Oggi progettare uno spazio pubblico senza tenere conto del caldo estremo, dell’ombra e del comfort ambientale significa ignorare una delle principali sfide delle città contemporanee.
Accanto al tema ambientale, condividiamo anche le altre questioni emerse dal confronto con gli operatori: la necessità di migliorare la pulizia e il decoro dei cassonetti, il controllo di alcune aree più delicate e le esigenze di sicurezza segnalate, in particolare, in Piazza Risarcimento e Largo San Giorgio.
Su questi aspetti riteniamo utili strumenti già più volte proposti, come l’introduzione del vigile di quartiere e il potenziamento degli educatori di strada. Servono infatti interventi capaci di agire sia sul piano della prevenzione sia su quello della coesione sociale, evitando risposte occasionali o soltanto emergenziali.
Per quanto riguarda i dehors presenti in Piazza XX Settembre in modo eccezionale in queste settimane, riteniamo che possano rappresentare un elemento positivo per animare la piazza e favorirne la frequentazione. Tuttavia, non possono trasformarsi in una soluzione strutturale e permanente.
La funzione primaria di una piazza pubblica deve restare quella dell’aggregazione spontanea, libera e gratuita dei cittadini. Uno spazio pubblico non può essere progressivamente sostituito da una funzione esclusivamente commerciale. I dehors possono contribuire alla vitalità urbana, ma non devono diventare l’unico modo attraverso cui una piazza viene vissuta.
Piuttosto, in vista dell’appuntamento di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027, occorre rafforzare la vocazione culturale delle piazze cittadine, aumentando la programmazione di eventi, iniziative e momenti di partecipazione capaci di attrarre pubblico anche da fuori città.
Da questo punto di vista Pordenone può contare su un patrimonio prezioso: l’esperienza ventennale di Pordenonelegge, una manifestazione di livello internazionale che dimostra come gli spazi pubblici possano diventare luoghi di incontro, cultura e partecipazione.
Le piazze di Pordenone devono essere pensate come spazi vivi, accessibili, freschi, sicuri e aperti a tutti. Non bastano nuove pavimentazioni o interventi estetici: servono verde, ombra, manutenzione, pulizia, presidio sociale e una programmazione culturale all’altezza della città.
In vista del 2027, Pordenone ha l’occasione di ripensare i propri spazi pubblici non come semplici contenitori, ma come luoghi capaci di costruire comunità. Per farlo, l’amministrazione deve ascoltare chi vive ogni giorno le piazze e trasformare quelle osservazioni in scelte concrete.
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