Il primo dei cinque referendum in programma l’8 e 9 giugno chiede di ripristinare una garanzia fondamentale: la tutela contro i licenziamenti senza giusta causa. Un Sì convinto per il lavoro dignitoso e la giustizia.
Difendere il lavoro significa difendere le persone. Il primo quesito referendario ci chiama a una scelta netta: se un lavoratore o una lavoratrice viene licenziato senza una motivazione legittima, deve poter tornare al proprio posto. Oggi, invece, le tutele sono state indebolite e i diritti troppo spesso aggirati.
Con il Sì al primo quesito, si chiede di abrogare le norme che hanno eliminato la possibilità di reintegro nei casi di licenziamento illegittimo. Tornare a uno stato di diritto significa garantire ai lavoratori la possibilità di difendersi in tribunale e, se il giudice accerta che il licenziamento è stato ingiusto, di riottenere il proprio posto.
Non si tratta solo di una questione sindacale, ma di dignità, equità e sicurezza sociale. Un Paese in cui si può perdere il lavoro senza giusta causa è un Paese più fragile e più ingiusto.
L’8 e il 9 giugno andiamo a votare e barrando SÌ sul primo quesito referendario, diciamo no all’arbitrio e alla precarietà. Diciamo sì alla giustizia, sì alla dignità, sì ai diritti di chi lavora.
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